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martes, 11 de mayo de 2010

El Prosecco iría a DOCG

El famoso espumante italiano de dos zonas importantes, Conegliano y Valdobbiadine, que hasta ahora eran DOC, está por convertirse en Denominación de Origen Controlada Garantizada, DOCG la más "top" de las denominaciones en ese país.
Vean la nota de Decanter.

Prosecco to become DOCG
May 28, 2009
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By Natasha Hughes

The current Prosecco di Conegliano e Valdobbiadine DOC zone will become a DOCG from the 2009 vintage onwards.

Announcing the move, Prosecco DOC director Giancarlo Vettorello said that the IGT zone, which lies in the plains between Friuli and Veneto, will be upgraded to DOC status.

'This is necessary because IGT is too generic and the region needs to be defined better,' he said.

'Also, the current situation created a lot of confusion, as there were all kinds of styles and prices of Prosecco on the market. Now the difference in quality and price will become much clearer.'

The new regulations stipulate that yields for both the new DOC and DOCG zones should be reduced.

The DOC will show the most drastic decrease – from the current 180hl/ha to 126hl/ha. There will also be a small reduction in yields in the DOCG zone, from 95hl/ha to 90hl/ha.

Inevitably, this drop in production will put pressure on the price of Prosecco.
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'We're going to lose about 27% of production in the new DOC zone,' Gianluca Bisol, general manager of Bisol e Figli, confirmed, 'which means about 50 million fewer bottles on the market after the 2009 vintage. I think prices will go up, initially only at the bottom end of the market, but they will rise at the top end too.'

At the same time, legislation due to be passed on 1 August this year will make it illegal for producers outside of the DOC/DOCG zone to use the name Prosecco.

Instead, they will have to use the name 'Glera', a synonym for Prosecco. This will affect very few wines available outside Italy.

lunes, 7 de diciembre de 2009

A San Quirico d’Orcia il ……Divin Orcia


E’ una delle Doc più giovani , ma è incastonata in un territorio antico e fascinoso attraversato dalla storica via Francigena. La strada, un tempo percorsa da pellegrini e mercanti per andare e tornare da Roma, si snoda in una campagna considerata la più bella al mondo. E infatti l’Unesco, nel 2004, ha inserito la Val d’Orcia nel patrimonio dell’umanità, primo territorio rurale ad aver ottenuto questo riconoscimento. Morbide colline coronate da file di cipressi, castelli, abbazie, piccoli poderi e suggestivi borghi medievali accolgono il visitatore che arriva nel cuore fondo della Toscana. La Doc Orcia, nacque il 14 febbraio del 2000, giorno di San Valentino, grazie a un manipolo di produttori tenaci e lungimiranti che fondarono anche il Consorzio. Questa Doc, geograficamente, è letteralmente incastrata fra due giganti dell’enologia toscana: il Brunello e il vino Nobile. Ma il sangiovese da cui scaturisce l’Orcia Doc non è quello che viene coltivato e vinificato a Montalcino o a Montepulciano, almeno da disciplinare. Dunque, niente prugnolo gentile né sangiovese grosso, anche se il sangiovese coltivato e diffuso da queste parti si riconosce immediatamente per il colore rubino cupo e per i tannini “scalpitanti” che si aprono al palato. E, naturalmente, il sangiovese stesso non poteva non essere la spina dorsale della denominazione. Ma se è giovane e piccola come ettari vitati e come numero di produttori, la Doc Orcia è una delle più vaste per estensione territoriale. Sono infatti ben 13 i Comuni nei quali si produce questo vino: Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Giovanni d’Asso, San Quirico d’Orcia e Trequanda; e parte dei Comuni di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrrita di Siena. Il giovane Consorzio di tutela punta, com’è giusto che sia, alla valorizzazione dei vitigni autoctoni quali sangiovese, foglia tonda (antico clone di sangiovese, recentemente riportato in auge), colorino e canaiolo, anche se sono ammessi alcuni vitigni internazionali cosiddetti “migliorativi” riconosciuti dalla Regione Toscana. “Di sangiovese si nasce, di sangiovese dobbiamo morire”, è una delle battute preferite di Andrea Mazzoni, un enologo che segue diverse aziende dell’Orcia e che conosce assai bene il territorio. Territorio che, vista l’estensione, si presenta con marcate differenze di terroir e microclima, e di conseguenza dà vini con caratteristiche organolettiche tutt’affatto diversificate. E d’altra parte il sangiovese è un vitigno straordinario assai diffuso in Toscana. Attualmente il disciplinare di produzione prevede l’impiego di almeno il 60% di questo uve ma ci sono precise indicazioni e la dichiarazione d’intenti dei soci per portare la percentuale almeno al 70-80% e di dare ancora più spazio a vitigni autoctoni di grande tradizione come il colorino, il foglia tonda e la malvasia nera. Le Aziende vinicole di questa zona sono medio-piccole, anche perché un tempo in Val d’Orcia era assai diffusa la mezzadria. E questo spiega perché, oltre al vino, la Val d’Orcia offre anche olii extravergini finissimi, mieli fragranti, squisiti salumi (da pregiati maiali di razza cinta senese), formaggi odorosi, oltre ad animali da cortile e (un tempo) da lavoro come le mitiche chianine. “Molte delle nostre aziende sono la trasformazione di piccoli poderi mezzadrili, con un ettaro di vigna in media. Vi sono anche realtà più grandi e modernamente attrezzate ma le nostre aziende –tipo non possono basare la loro economia esclusivamente sul vino”, dice infatti Donella Vannetti, presidente del Consorzio al suo terzo mandato. Una particolarità curiosa. Questa manifestazione è itinerante e ogni anno si svolge in un paese diverso, giacché questa denominazione ha lo straordinario privilegio di avere molte piccole città d’arte al suo interno. L’anno scorso, ad esempio, la manifestazione si svolse a San Giovanni d’Orcia con il tartufo delle Crete senesi; nel 2006 a Buonconvento, in Val d’Arbia, con la chianina, mentre la prima edizione si tenne a Monticchiello col famoso “cacio” di Pienza. La Doc Orcia, dunque, riguarda per lo più aziende piccole come Poggio al Vento di proprietà di Roberto Mascelloni. I vigneti, che hanno una bassissima resa per ha, si trovano su un crinale esposto ai venti (donde il nome), il vino di punta dell’azienda è l’Arcere uvaggio di sangiovese (85%) e cabernet sauvignon. Poggio al Vento –che è anche un delizioso agriturismo- produce due olii extravergini d’oliva sopraffini ( uno monocultivar, l’altro il blended toscano classico), mieli e grappe. Se possibile, fatevi invitare a cena dalla mamma di Roberto che cucina in maniera divina gli animali di cortile rigorosamente allevati a terra in fattoria o cacciati dal marito. Alla Fattoria del Colle di Trequanda, di Donatella Colombini Cinelli, un nome che non ha bisogno di presentazioni, si produce il “Cenerentola”. Il nome gli è stato dato per ricordare i due giganti della zona ( il Brunello e il Nobile, per l’appunto) e scaturisce da un uvaggio di sangiovese e foglia tonda, l’antico clone di sangiovese dimenticato per oltre un secolo e felicemente riesumato e riportato all’antica dignità da Donatella. Che ha fatto bingo anche stavolta. Il piccolo ristorante della fattoria offre specialità tipiche del territorio. E’ un’azienda di medie proporzioni anche Belsedere, che vanta lunga e consolidata fama dai suoi salumi di cinta senese (indimenticabile la soppressata!). Ora, con l’arrivo in famiglia di Martina Sorelli, che proviene da una nota e antica famiglia di vinai locali, vi si produce anche vino; il vino di punta è un uvaggio di sangiovese (80), merlot (10) e il rimanente 10% cabernet sauvignon, che matura in barriques per almeno 6-8 mesi. Anche qui è prevista ospitalità nella villa nobiliare che nel 1200 ospitò a lungo la Beata Bonizzella Cacciaconti. “Invidia” è il vino top dell’Azienda agricola Trequanda, una delle più grandi della zona, che appartiene alla Cariplo. L’uvaggio è per il 60% sangiovese, il rimanente 40% cabernet sauvignon, merlot e altri minori. Pure in questo caso passaggio in barriques per circa 12 mesi. Sono disponibili camere e piccoli appartamenti che hanno a disposizione un ristorantino riservato agli ospiti. Quali le novità e le strategie del Consorzio? Lo abbiamo chiesto a Donella Vannetti. “Mi sono posta l’obiettivo di crescere, di aumentare le aziende associate, la qualità e la quantità dei nostri vini, e di riuscire ad avere una sempre maggior visibilità. Per ottenere tutto questo occorre fare una buona comunicazione ed essere presenti agli appuntamenti più prestigiosi e presentarsi sui nuovi mercati. Per promuovere il vino Orcia partecipiamo da anni a Vinitaly, organizziamo Divin Orcia ed educational per giornalisti. Inoltre apporteremo delle modifiche al disciplinare di produzione, probabilmente aumentando le percentuali di sangiovese e forse creando una Riserva. Al di là di questo vorrei sottolineare che alcuni produttori, senza obbligo del disciplinare, hanno autonomamente deciso di affrontare la sfida di un vino Orcia fatto di sangiovese in purezza. Una scelta, questa, che ci premia sia sui mercati interni che esteri.

Emiliana Lucchesi
Especial para Trotavinos desde Italia

viernes, 20 de noviembre de 2009

Anteprima Chianti Rufina


E’ la denominazione più piccola fra le sette specificazioni del Chianti e anche la più alta, come ricorda l’azzeccato claim : “Il più alto dei Chianti”. Come ogni anno, nel secondo fine settimana di novembre, si è tenuta l’attesa degustazione in anteprima che richiama un folto pubblico di addetti ai lavori. Quest’anno la degustazione si è svolta nei saloni ovattati del Grand Hotel, in Piazza Ognissanti, a Firenze, con la consueta “coda”, il sabato mattina, a Villa Poggio Reale a Rùfina, sede del Consorzio, dove si trova anche il Museo della vite e del Vino. La novità di questa terza edizione è stata l’accoppiata con un altro grande vanto dell’enologia tricolore, il Barbaresco; identica l’annata, il 2006. Nella “due giorni” a tutta degustazione erano presenti tutte le ventitré aziende associate al Consorzio, nonché il presidente Giovanni Busi titolare anche della Fattoria Travignoli. Due gli sponsor tecnici: il Consorzio Prosciutto Toscano Dop, altra eccellenza gastronomica toscana (presente anche per l’intera giornata di sabato) e lo “Yeti”, messo a disposizione da Skoda Firenze, per gli spostamenti sul territorio di stampa e ospiti. Il Consorzio è stato fondato nel 1980 e in esso – nel 1991- è confluito anche il Consorzio “VitiRùfina”, guidato fino allora dal socio-fondatore Alberto Longhi. Ma se la Doc è relativamente giovane (1967) e la Docg è arrivata nell’84 fu un Decreto ministeriale del 1932 che ne stabilì la denominazione territoriale, al pari del Chianti e di altre specificazioni geografiche. Mentre le prime testimonianze scritte sul vino di Rùfina risalgono ai primi anni del XV secolo. Nel XVIII secolo, con l’editto del Granduca di Toscana, arrivò il riconoscimento ufficiale, e Cosimo III, nel Bando del 24 settembre 1716, classificava il vino prodotto in questa zona, fra i “migliori quattro” della Toscana. Vale la pena di dire subito che i vini che scaturiscono da questa terra benedetta da Dio non sono una sorta di “fratelli minori” di altri Chianti più celebri e celebrati, ma sono dei grandi rossi: eleganti, con personalità spiccata, con bouquet di frutti di bosco, piacevolissime note speziate e tannini ancora scalpitanti. Ma la caratteristica decisamente più eclatante e interessante che li accomuna è di sicuro la spiccata e singolare longevità -soprattutto per alcune riserve di vigneti particolarmente vocati- che sfiora senza problemi i trent’anni e oltre. L’incontro è stato organizzato dal Consorzio e dall’Enoteca Regionale del Barbaresco, con la collaborazione dell’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione di Firenze. “Il più alto dei Chianti” negli ultimi anni ha ottenuto consensi e riconoscimenti internazionali di grande prestigio e s’è inserito a pieno titolo fra i vini rossi più apprezzati e amati. E gran parte del merito va a famiglie come Frescobaldi (Montesodi), Inghirami (Poggio Gualtieri), e Francesco Giuntini (Selvapiana) che hanno creduto e investito nel territorio, e a enologi di valore come Fabrizio Moltard e Franco Bernabei.

Por Emiliana Lucchessi
Desde Italia

viernes, 16 de octubre de 2009

Il Prosecco e tre grandi rossi toscani insieme a New York


A febbraio 2010 la missione congiunta di Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Prosecco di Valdobbiadine con il progetto “The Italian Wine Master”
Il Prosecco e tre grandi rossi toscani insieme a New York
“Uno per tutti, tutti per uno”: sembra essere questo lo slogan che anima l’ambizioso progetto di Federdoc che porterà nel febbraio 2010 le tre grandi denominazioni toscane Brunello, Chianti Classico e Vino Nobile di Montepulciano, insieme al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, in un tour negli Stati Uniti per presentare le ultime annate disponibili sul mercato e per incentivare l’attenzione di uno dei paesi di riferimento per il vino italiano. Chicago e New York saranno le sedi delle degustazioni aperte agli operatori e alla stampa statunitense.
The Italian Wine Master, questo il nome del progetto, fissa la prima data all’Hilton di Chicago per il 1 febbraio 2010 per spostarsi poi il 4 febbraio al Metropolitan Pavilion di New York City. In queste due occasioni oltre 140 produttori, in rappresentanza delle quattro denominazioni garantite italiane, saranno al centro di degustazioni, presentazioni dei propri prodotti a un pubblico selezionato di operatori del settore ed alla stampa. Per meglio approfondire le caratteristiche delle singole denominazioni sono state inoltre organizzate nelle stesse date due degustazioni particolari: una dal titolo “Territorio, diversità e complessità di Brunello, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano” per spiegare i tre territori toscani base dei tre grandi rossi; l’altra, dal titolo “L’evoluzione del Prosecco”, servirà a far conoscere le caratteristiche delle bollicine italiane per eccellenza.

http://www.igrandivini.com/view.php?id=892&idn=1